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Chiuso. Prigioniero. Abbasso le palpebre.
Buio. Sollevo le palpebre. Luce. Ma non c’è spazio
attorno a me, solo muri.
Dopo un po’ percorrerli con lo sguardo
non basta più. Mi alzo e cammino tenendo appoggiata una
mano sul muro. E’ screpolato, si sfalda. Mi lascia sulla
mano una sensazione fastidiosa di granelli misti a
sudore.
Non si vede l’esterno. Non si vede
neppure un lembo di cielo. Le sbarre alle finestre
disegnano scacchiere di ombre colpite dai raggi del
sole.

Isolato. Non c’è via di fuga. C’è solo il
“dentro”, il “fuori” non esiste più. Fuggire, devo
fuggire! Se l’esterno mi è proibito allora userò
un’altra strada, passerò dall’interno.
Mi siedo spalle al muro e chiudo gli
occhi. E inizio a sentire il mio respiro. Lo percepisco
sempre più chiaramente, diventa vento, vento che soffia,
spazza, vola…
Mi batte forte il cuore, tum tum, tamburi
lontani che chiamano il mio respiro, tum tum, tum tum,
tum tum.
Riapro gli occhi, sono sempre dentro,
richiudo. Le pareti mi sono sembrate meno solide. Mi
viene l’idea pazza di passarci attraverso. Sorrido.
Ed è allora che succede. Sento
chiaramente il rumore di uno strappo, provo la
sensazione di uno strappo e mi vedo! Sono lì, seduto per
terra con la schiena al muro, occhi chiusi. Sorride, il
mio corpo senza di me sorride.
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Va bene, stiamo calmi. Mi avvicino alla
porta con passo straordinariamente leggero. Infilo un
braccio. La solidità si arrende, cede, mi fa passare. Mi
butto in avanti a corpo morto e sono aldilà! E’ un
istante, poi l’esterno esplode…La luce all’inizio mi
acceca, i colori sono talmente intensi da essere
dolorosi, soprattutto l’azzurro.
Chiudo gli occhi d’istinto, ma tutto
rimane com’è. Mi abituo in fretta. Respiro l’azzurro del
mare, afferro con le mani il celeste del cielo e lo
spalmo sul mio corpo. Mi accorgo di essere nudo. Nudo e
celeste. I miei polmoni sono imbevuti d’azzurro, respiro
come mai prima, come se non avessero confini e si
dilatassero all’infinito.
Mi accorgo del verde. C’è molto verde
attorno a me, un verde che nutre, che sazia e marron
terra. Prendo un respiro profondo e mi stacco lievemente
da terra.
Sento il giallo del sole. Il colore
diventa calore, sente il giallo che scorre nelle mie
arterie, nelle vene. Sono abituato a pensare il mio
sangue rosso, l’ho visto rosso tante volte. Ma adesso è
giallo! Il mio sangue è giallo e caldo. Mi immagino il
cuore irrorato da quel sangue giallo diventare d’oro.
Una divinità, così deve sentirsi una divinità.
Mi libro in volo. Dall’alto l’azzurro del
mare diventa più vicino, amichevole, il verde marron
della terra accogliente. La mia prigione un puntino.
Mi lancio vertiginosamente verso il basso
seguendo un raggio di sole che parte dal mare e
s’innalza all’infinito. Colpisco l’acqua con grande
fragore, è fresca, mi dà una scossa. Tutti i miei pori
frizzano ed io mi sento fatto di una qualche sostanza
effervescente che si scioglie all’acqua…
Rumore di chiavi. Apro gli occhi. Il
secondino spiritoso mi porta il pranzo. “sempre qui?” mi
dice per schernirmi.
“No”, rispondo dolcemente.
Marcello Cadeddu |